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  Pescare a cura di Michele    

Dentici a Marina di Capitana

Mai come quest'anno abbiamo assistito a tanta abbondanza di pesci nel Golfo degli Angeli, dentici soprattutto ma anche ricciole, orate e tanute hanno fatto felici quasi tutti gli equipaggi di Marina di Capitana, di Marina Piccola e di Villasimius. Trainisti esperti continuano a rientrare ogni fine settimana in porto con carnieri che farebbero invidia a chiunque, ma ciò che sicuramente colpisce chi vede rientrare i pescatori la sera in porto sono i grossi dentici, esemplari che raggiungono gli otto e i nove chili di peso non sono certo la regola , ma oggi neanche poi tanto l'eccezione.
Il dentice infatti può superare il metro di lunghezza e i dodici chili di peso. E' un pesce vorace che si nutre di pesci più piccoli e va matto per i cefalopodi, che assale con particolare ferocia. 
Il corpo è ovale qualche volta anche tozzo, la testa è grossa e possente, la fronte è curva e il profilo quasi ripido. Gli occhi sono piccoli e situati in alto; lo sguardo è severo e l'espressione feroce. La bocca è grande e fornita di denti aguzzi, dalle mascelle ne spuntano quattro o sei a seconda dei casi, lunghi e ben sviluppati. La pinna dorsale è lunga e la parte anteriore è dotata di aculei. La coda è possente e a forma di mezza luna. Le pinne pettorali sono strette e lunghe. Il colore dominante è l'argento, ma negli esemplari giovani, quelli fino qualche chilo di peso, il dorso è blu, i fianchi sono argentei e percorsi da quattro o cinque bande verticali scure. Subito dopo la morte del pesce tutti i colori scompaiono senza lasciare tracce, per poi tornare brillanti come prima, qualche minuto dopo. Gli esemplari più grandi perdono progressivamente la gradazione bluastra e diventano di un colore rosso pallido uniformemente distribuito. E' un cacciatore formidabile, astuto e guardingo, sceglie con cura il momento dell'attacco, non tutte le ore del giorno vanno bene, dalle varie esperienze dell'ultima stagione di pesca degli equipaggi del golfo si può con certezza affermare che la sua attività è sempre più concentrata nelle ultime ore della giornata; nelle ore in cui fuori dall'acqua la luce si tinge di rosa, e sotto, in fondo al mare, l'oscurità permette al dentice di guardare senza essere visto, gli permette di sferrare gli attacchi con le fauci spalancate, veloce come una meteora. 
Dove trovarlo
E' comune nel Mediterraneo, soprattutto intorno alle isole, e nell'Atlantico orientale, dal Senegal al Golfo di Biscaglia. Predilige le acque profonde ma non supera i duecento metri di fondo, e anche quando si avvicina alla costa raramente sale al di sopra dei venti metri. Per insidiarlo i pescatori più esperti vanno a stanarlo dove fino a poco tempo fa era assurdo solo pensare di provarci. Aperta, ormai da qualche tempo, la strada dai primi pionieri della traina profonda, (come dimenticare l'articolo di Belfiori "Dentici a -64 Metri" nel numero di febbraio di M.P.) le batimetriche di pesca oggi arrivano tranquillamente a -70 mt. di fondo. 
Le caratteristiche morfologiche del fondale sono sempre le stesse, alghe miste a roccia, lunghi canaloni, ripidi sbalzi di fondale caratterizzati da corrente costante e passaggio continuo di piccoli branchi di pesce.
Come catturarlo
L'attrezzatura da traina tipica per la pesca al dentice è decisamente leggera: canne da 8 o 12 libbre nel caso si peschi con il downrigger in acque non troppo profonde, per salire fino all 20/30 libbre per la pesca "profonda" col piombo guardiano, mulinelli di pari libbraggio imbobinati con lenze o multifibra di ottima qualità; terminali lunghi 10 o 12 metri e paratura classica composta da due ami di cui il primo trainante e il secondo ferrante di una o due misure più grande. Una buona quantità di piombi guardiani di diversa grammatura o un buon downrigger elettrico con palla di piombo da 5 o 6 chili, un raffio e una cintura da combattimento.
Le esche
Come accennato sopra il dentice va matto per i cefalopodi, ma non disdegna certo succulenti bocconcini innescati ad arte come triglie, boghe, muggini, ecc. tutti pescabili direttamente in loco o in porto prima di lasciare la banchina. A seconda dei periodi o delle zone di pesca, delle condizioni meteo o della marea o delle varie combinazione di questi fattori, un'esca funzionerà meglio delle altre e il pescatore non dovrà fare altro che provarle tutte fino a trovare quella giusta per avere i risultati sperati. 
Tecnica di pesca
La traina lenta con esca viva è di certo la tecnica che maggiormente regala emozioni e garantisce risultati. Fondamentale in questa tecnica di pesca è portare le esche ad uno o al massimo due metri dal fondo, esattamente dove di solito si trovano e dove il dentice solitamente caccia. Come accennato varie volte in altre occasioni, i sistemi che più facilmente possono essere impiegati a questo fine sono il piombo guardiano o l'affondatore a palla di cannone. Applicare l'uno o l'altro dipende prevalentemente dal luogo di pesca prescelto e dall'abilità del pescatore naturalmente: se l'area di pesca è limitata e caratterizzata da forti sbalzi del fondale, il piombo guardiano sarà l'arma vincente; al contrario se la secca prescelta è particolarmente estesa e non presenta forti dislivelli, il downrigger sarà la scelta più corretta, ci permetterà infatti di scandagliare un'area maggiore senza dover ogni momento modificare l'altezza del piombo; il monel costringe, invece, a calare una quantità infinita di lenza metallica in acqua e di certo, vista la poca sensibilità, non aiuta l'angler nella fase della ferrata. Ogni pescatore propende per un sistema di affondamento piuttosto che per un altro, ma ciò che alla fine conta è portare l'esca alla giusta profondità e trainarla alla velocità di un nodo al massimo, e come questo accada al dentice, tutto sommato, poco importa.
Il combattimento
Al contrario della ricciola il combattimento del dentice non impegna più di tanto l'angler; dopo i primi tentativi di fuga si lascia staccare dal fondo senza grosse difficoltà. La risalita è caratterizzata solo da qualche testata, da qualche limitato tentativo di riguadagnare la libertà, ma nulla se paragonato alla ricciola di pari dimensioni. L'abilità del pescatore sta nell'indurlo ad attaccare l'esca e soprattutto nel riuscire a ferrarlo correttamente.
Le abitudini dei pesci cambiano da stagione a stagione; un anno capita, ad esempio, che gli esemplari adulti attacchino con voracità ogni sorta di esca proposta, rimanendo ferrati in profondità da soli, altri anni, prima di rimanere ferrati, ci pensano qualche minuto, dando musate all'esca, mordicchiandola e strattonandola a lungo prima di sferrare l'attacco vero e proprio e solo l'esperienza diretta del pescatore, i nervi saldi e la capacità di "scollegare le emozioni dal cervello" possono garantire il successo della giornata di pesca.
Questo pare sia proprio l'anno della diffidenza dei dentici; nel golfo ce ne sono molti, soprattutto di taglia, ma sono diffidenti, attaccano solo esche perfettamente innescate, preferibilmente vive, trainate ad una certa velocità, e ad una certa profondità e l'attacco non è mai diretto. Questo sarà sicuramente l'anno che farà la differenza tra i pescatori esperti e quelli meno esperti, tra coloro che della pesca hanno fatto un'arte e coloro che escono la domenica con l'enorme speranza nel cuore di pescare qualche bel pesce. 

Sulla scia degli incredibili successi riscossi nei mesi passati dai tanti bravi trainisti, l'associazione sportiva Marina Club ha deciso di organizzare il primo trofeo "DENTEX Marina Club"; una competizione aperta a tutti i pescatori sportivi, dedicata alla cattura dello splendido sparide, alla quale hanno partecipato tutti i migliori equipaggi del Golfo, un'occasione di incontro e di divertimento nello splendido scenario del porticciolo di Marina di Capitana.

     
 
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