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  Pescare a cura di Michele    

          Esche vive....cattura ed inneschi



Il fascino della traina di fondo con le esche vive, probabilmente per il fatto che i risultati superano quasi sempre ogni aspettativa, sta contagiando sempre più appassionati. E’ una pesca mirata alla cattura di grandi predatori, dentici e ricciole in modo particolare, ma anche paraghi e orate, lecce, pesci serra ecc., di predatori comunque esperti e sospettosi.
E’ ormai notorio che i pesci di taglia possono essere catturati solo, o quasi,  con l’uso delle esche vive. L’esca artificiale o quella naturale morta hanno un indice di gradimento decisamente inferiore e questo perché l’esperienza sul campo dei nostri avversari o semplicemente la conoscenza trasmessa loro per via genetica (per chi ci crede), li ha resi estremamente sospettosi.
Un’esca viva, innescata alla perfezione (nascondendo quanto più possibile gli ami senza ledere gli organi vitali) si comporta in mare con estrema naturalezza, scartando di lato all’arrivo del predatore o spruzzando il nero in caso di seppie, calamari ecc., nell’ultimo, quanto inutile, tentativo di fuga.
Il salto di qualità, il passaggio da “pescatore della domenica” a “esperto trainista di fondo” è dunque legato non tanto alla conoscenza dei fatti notori, quanto piuttosto alla loro applicazione concreta, alla capacità organizzativa (procurarsi le esche vive per es.) e infine alla capacità di innescare le preziose esche in modo perfetto.
Le esche migliori per questa tecnica di pesca sono, e anche questo è notorio, l’aguglia, la seppia, il calamaro, il muggine e l’occhiata. Ogni zona di pesca ha, però, le sue peculiarità e solo l’esperienza del pescatore e la conoscenza diretta delle abitudini alimentari delle ricciole o dei dentici, ecc, potrà aiutarci nella scelta di quella “giusta”.
L’aguglia:
L’aguglia vive in branchi relativamente numerosi in quasi tutti i mari italiani. Si avvicina alla costa in primavera e si trattiene fino all’inizio dell’inverno. Raggiunge raramente il chilogrammo di peso e per le sue caratteristiche fisiche (colore argenteo dei fianchi, capacità di sopravvivere all’innesco per ore, gustosità delle sue carni) è considerata da sempre l’esca regina per la traina profonda.
In condizioni di mare calmo è facile pescarla in prossimità di promontori, lungo i moli dei porti e vicino agli  scogli affioranti. Filate in mare tre o quattro lenze del diametro non superiore allo 0,20 mm, di colore neutro, senza interporre girelle, si legano due ami del n.12 ad una distanza di pochi cm l’uno dall’altro in modo tale che, il primo abbia funzione trainante e il secondo ferrante. Si innesca un verme coreano intero,  con l’amo trainante all’interno della bocca  e il ferrante a metà corpo, lasciando la parte terminale del verme libera di nuotare.
La particolarità di questa tecnica di pesca è data dal fatto che l’aguglia, come ogni rostrato, prima di ingoiare la sua preda è solita tramortirla con violenti colpi di rostro. Non appena si avverte l’attacco dell’aguglia non si deve avere fretta di ferrare, si deve concedere, al contrario, qualche metro di lenza, attendere qualche secondo, e dopo aver ripristinato il contatto col pesce ferrare e recuperare la preda. Ciò che si avverte sulla canna al primo attacco è solo il colpo di rostro; lasciando andare la lenza in bando si dà l’impressione all’aguglia che il suo attacco sia andato a buon fine, che la sua preda, ormai morta, sia pronta per essere ingoiata.
In alternativa al verme coreano si possono impiegare le matassine di seta (meciuda), caratterizzate dall’essere prive di ami (il rostro dell’aguglia resta impigliato nei filamenti setosi senza procurare alcun danno), ma a dire il vero negli ultimi anni la capacità catturante di queste matassine è stata messa in discussione dai pescatori locali, ma anche e soprattutto dalle stesse aguglie.
L’innesco: L’aguglia per poter respirare deve nuotare in continuazione e deve tenere il rostro aperto, pertanto l’innesco ottimale consiste nel solito calamento, con finale singolo o raddoppiato, composto da due o tre ami (a seconda della grandezza dell’esca), il primo più piccolo scorrevole con funzione trainante innescato dal basso verso l’alto a chiudere il rostro e il secondo e il terzo più grandi (6/0, o 7/0, comunque proporzionati all’esca) innescati sotto pelle a metà corpo e vicino alla coda, con funzione ferrante.
Per rendere ancora più invisibile ai pesci l’inganno degli ami, la fantasia e la voglia di migliorare  ha portato alcuni pescatori del Capitana Fishing Team a sperimentare, con ottimi risultati, l’innesco senza amo trainante. Si è pensato di sostituire il trainante con un piccolo tubicino in plastica trasparente, che, stretto sul rostro, ha la funzione di serrare la lenza del terminale impedendole di scorrere e per far si che ciò non provochi la morte per asfissia del piccolo rostrato, di inserire all’interno della bocca, in fondo all’articolazione della mascella, una piccola pallina di plastica (nei negozi di pesca se ne vendono di ogni dimensione e colore) legata a sua volta alla madre con un filo di nylon dello 0,20. I risultati sono stati incredibili.
La seppia e il calamaro
Nulla da invidiare all’aguglia hanno la seppia e il calamaro, se non forse la facilità di reperimento della prima. Per avere una sufficiente quantità di esche per una giornata di pesca (non meno di dieci esemplari) è necessario dedicare numerose ore, magari della sera prima, alla pesca di questi cefalopodi.
Si avvicinano alla costa nei periodi freddi dell’anno raggiungendo la massima concentrazione tra novembre e febbraio, ma, con un po’ di pazienza si possono catturare in quasi tutto l’arco dell’anno.
Le tecniche di pesca sono abbastanza semplici e altrettanto divertenti.
Spinning dagli scogli: con una canna leggera da spinning, armata con del nylon da 0,20/0,25 mm e una buona totanara affondante, non dobbiamo fare altro che provare a fare qualche lancio dai moli dei porti e recuperare lentamente, dopo aver atteso che sia arrivata quasi al fondo, la nostra esca. Per evitare incagli indesiderati, con conseguenti continue perdite di preziose totanare, sarà bene provvedere a rimuovere la parte inferiore del ciuffo di spilli della totanara. Così quando questa toccherà il fondo potremo, con leggeri movimenti del cimino della canna, sollevarla di qualche cm e continuare il lento recupero. Nessuna seppia e nessun calamaro in zona saprà resistere a queste micidiali esche in movimento.
Traina sotto costa:  la pesca a traina ai cefalopodi non si discosta di molto dallo spinning, se non per il fatto che anziché lanciare e recuperare di continuo la totanara, questa sarà trainata dalla barca ad una velocità molto ridotta. Le zone di pesca sono quelle sotto costa, comprese tra i 3 e i 15 mt di fondo. Esiste in commercio uno speciale affondatore della Kristall Fishing in grado non solo di affondare l’esca, ma anche di riportarla in superficie al momento dell’abboccata. Provare per credere.
Jigghing con esca naturale o artificiale:   Questa pesca può essere praticata sia con esche artificiali che con esche naturali, vive o morte. La zona di pesca in questo caso è più estesa, si pratica dalla barca a scarroccio su fondali ricchi di alghe compresi tra i 20 e i 30 mt. di fondo. Montate due o tre totanre con una semplice bocca di lupo o con piccoli braccioli alla lenza madre, si fa affondare la lenza fino a sentire il contatto con il fondo e, sempre in lento scarroccio,  si imprime ritmicamente alla canna, e quindi alle esche, un movimento verso l’alto.  Lo stesso discorso può farsi se si usano esche naturali morte; queste, però, dovranno essere montate, preferibilmente, su speciali tipi di totanare dotate unicamente del ciuffo di spilli. In questo modo la capacità catturante sarà aumentata dal potere olfattivo della nostra esca. Infine si possono utilizzare esche vive. Con una comunissima canna da bolentino leggero si deve pescare prima un piccolo pesce (pesce-re, vacchetta, ecc.) e, dopo aver co
nstatato la capacità di tenuta del piccolo amo della nostra paratura, si ricala il piccolo pesce sul fono perché si dimeni quanto vuole. La seppia o il calamaro di passaggio in zona non saprà resistere ad un bocconcino tanto buono e tanto facile da mangiare. La particolarità di questa tecnica è data dalla mancanza di ami sull’esca viva, pertanto sarà necessario avere in barca a disposizione un guadino a maglie strette abbastanza lungo. Qualora per nostra imperizia, o per altri motivi, la seppia o il calamaro preferiscano, una volta arrivati in superficie, lasciare andare la loro preda prima di entrare nel nostro guadino, si potrà, senza disperare, lasciare andare di nuovo per qualche metro verso il fondo il pesce esca e attendere un nuovo attacco. La voracità dei cefalopodi è tale da spingerli ripetere più volte l’attacco alla loro preda.
L’innesco: Per un efficace innesco per primo dovrà essere inserito, all’interno del sifone, l’amo ferrante della misura del 6/0 o 7/0, comunque di misura proporzionata all’esca, e solo successivamente, al pari di quanto detto prima per l’innesco dell’aguglia, dal basso verso l’alto, il trainante di una o due misure più piccolo, nella parte anteriore del mantello. In questo modo non si ledono gli organi vitali delle nostre esche, che resteranno vive e scattanti a lungo.
Anche per queste esche le sperimentazioni dei pescatori del Capitana Fishing Team hanno portato a risultati eccezionali: sono riusciti a nascondere alla perfezione, fino quasi a farlo sparire, l’amo trainante.
Il Cefalo – Muggine
Il Muggine in natura è attaccato indistintamente da quasi tutti i predatori, è un’esca di facile reperibilità, e dotata di una grande vitalità sia in vasca sia una volta innescato, in buona sostanza è un’esca quasi perfetta. Il “quasi” è dato dal fatto, che come detto sopra, ogni zona di pesca ha le sue abitudini e peculiarità: i pesci di una certa zona preferiscono le seppie col sole alto, quelli di altra zona impazziscono per le aguglie al tramonto, tutto sta a trovare la zona ideale dove i predatori apprezzano sopra ogni altra cosa i muggini.
Si pesca con piccole canne da bolentino con galleggiante piombato lungo i moli esterni dei porti con piccoli pezzetti di pane come esca, oppure, ma ciò oltre che non essere per nulla sportivo è anche vietato dalla legge, con l’ancoretta e la così detta tecnica “a strappo”  nei luoghi in cui si concentrano in massa (scarichi lungo le banchine interne dei porti mercantili).
Da tempo si sostiene la tesi secondo la quale i muggini pescati in porto avrebbero una efficacia catturante minore di quelli pescati in mare aperto e ciò per una serie di ragioni tutte riconducibili, però, all’odore e al sapore di gasolio e di liquami vari dei primi, sapore e odore non presenti nella dieta alimentare dei nostri avversari; ad ognuno la libertà di sperimentare e di scegliere.
E’ micidiale nelle misure medio piccole per i dentici, pesci serra e spigole, mentre per le ricciole di taglia è bene che sia buone dimensioni (sopra i 400 gr.) in quanto decisamente più stimolanti.
Si innesca con due ami, sempre proporzionati alle dimensione dell’esca, di cui il primo, come al solito, trainante inserito dal basso verso l’alto e il secondo ferrante di buone dimensioni anch’esso, inserito sotto pelle in prossimità del foro anale.
L’occhiata:
E’ un pesce pelagico e gregario, vive in copiosi  branchi nelle vicinanze della costa, nei punti in cui la corrente è più forte, alla continua ricerca di cibo.
Si possono catturare sia bolentino che a traina. Per la traina rinviamo a quanto detto sopra per la pesca delle aguglie (esclusa la parte relativa alle matassine naturalmente), in quanto il coreano è ottimo per la cattura di questi sparidi. Per quanto riguarda la pesca a bolentino possiamo puntualizzare alcuni aspetti importanti: le canne devono essere possibilmente in carbonio della lunghezza di circa quattro metri e con azione di punta; la lenza madre non deve essere superiore allo 0,14/0,16 mm e il finale allo 0,08 mm.; il galleggiante deve essere piombato a circa 2 o 3 metri dall’esca, oppure scorrevole se le occhiate stazionano in profondità; l’amo del 16 o del 12 in caso di occhiate di taglia; una piccola piombatura al finale e un bigattino come esca o, in alternativa, polpa di sardina, fiocco di pane, pastella fatta in casa a base di formaggio, vermi, crostacei e anche molluschi.
Anche le occhiate, a patto che siano di generose dimensioni, sono ottime esche per la traina a grandi predatori, sono molto selettive, attirano solo il pesce di taglia.
Purtroppo non sopravvivono a lungo una volta innescate, danno il meglio nei primi minuti di pesca per poi abbandonarsi facendosi trainare senza opporre resistenza. La velocità di traina deve essere ridottissima altrimenti tendono a mettersi di fianco perdendo ogni potere catturante.
Gli amici del Capitana Fishing Team stanno al momento  studiando e sperimentando nuovi inneschi e nuove parature per queste esche.

Agosto 2002

     
 
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