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Abbiamo provato di tutto, ma l'estate del 1999 è stata quanto mai avara. I muggini vivi, le seppie abilmente pescate e perfettamente innescate, le magiche aguglie, a niente sono servite; le canne sono rimaste immobili, i mulinelli silenziosi. A ottobre dello stesso anno ormai le speranze erano finite, la voglia di andare in mare anche. L'equipaggio, ormai demoralizzato aveva trovato altri passatempi più interessanti, io e Paolina abbiamo rimessato Acquamarina, il piccolo gozzo sorrentino, ormai stanco.Qualche mese di interessi alternativi e la voglia di andare per mare è riscoppiata in noi con nuovo vigore e ci siamo ritrovati tutti insieme ogni venerdì sera per ascoltare le previsioni del tempo e per organizzare le battute del sabato e della domenica. A maggio era tutto pronto, la barca, l'equipaggio, l'attrezzatura, quest'anno rinnovata nei mulinelli e nell'attrezzatura per il vivo. Gli equipaggi di Jimmy e di kela 3, entrambi del porticciolo di Marina di Capitana a differenza di noi, avevano continuato a pescare per tutto l'inverno e con ottimi risultati. C'erano giunte voci di magnifici dentici di oltre 12 kg, di feste in locali privati di Cagliari per festeggiare chi il diciottesimo dentice della stagione, chi la quinta ricciola, ecc., ora toccava a noi, questa doveva essere la nostra estate. Belle parole e belle speranza, a questo si è ridotta invece la nostra estate. A differenza degli altri anni quest'estate si è verificato un fatto strano che mi ha fatto dubitare delle nostre capacità: abbiamo registrato almeno 15 strike, tutti sui muggini vivi, ma neanche una volta il pesce è rimasto ferrato: qualche volta l'esca spariva completamente e mi ritrovavo in mano solo la paratura, altre volte ritiravo su il muggine tagliato a metà o solo con i segni di due denti affilati. L'equipaggio, ormai stufo del solito tram tram, ha cominciato a disertare le uscite. Solo Paolina imperterrita continuava ad avere fiducia, sostenendo la tesi secondo la quale gli strike a vuoto erano dovuti alla dimensione dei muggini, troppo grandi, o forse solo troppo puzzolenti (dato che li prendevamo in porto); secondo lei dovevamo cambiare esca. Insomma siamo arrivati alla fine dell'estate di quest'anno senza neanche un pesce nel retino e una foto per il nostro album. A settembre sono arrivate in massa le aguglie e Paolina ha potuto dimostrare la sua teoria. Siamo usciti dal porto una domenica mattina di fine settembre, pochi minuti e la nuova vasca per il vivo era piena di aguglie gigantesche, ma come al solito qualche ombra si mostrava all'orizzonte. Nonostante le previsioni dessero bel tempo, lo scirocco stava arrivando violento. Ormai eravamo in ballo dovevamo andare avanti, dovevamo dimostrare qualche cosa. La solita secca era troppo distante, quattro miglia con la mia barca col mare in aumento significano almeno 20 minuti di navigazione, per cui abbiamo deciso di puntare su una pietra isolata a meno di un miglio dal porto, fondo 42 mt, cappello della pietra 40 mt. Niente di eccezionale a prima vista, ma già in passato qualche soddisfazione la avevamo avuta proprio su quella pietra trovata per caso rientrando una sera in porto. Mare sempre più mosso, Paolina al timone come sempre, io innesco l'aguglia più piccola, ma forse la più vitale delle quattro nella vasca, aggancio in terminale alla pinzetta dell'affondatore e comincio a fare scendere tutto alla profondità di 38 mt. Tutto come da manuale, ma mi accorgo subito che la velocità a causa del forte vento è troppo elevata, e ricordandomi quanto imparato a furia di spiare Jimmy, stacco il motore, vado in corrente alla velocità di un nodo circa. Pochi minuti, si solo pochi minuti, e la lenza si sgancia dalla pinzetta, ma date le esperienze passate penso subito alla trazione dell'acqua per cui non ferro e comincio recuperare piano piano, fino a quando una testata mi convince che si tratta di pesce. Ferro con energia e comincio il recupero e dopo pochi minuti un magnifico dentice di oltre 6 kg si profilava dal blu. A causa della girella troppo grande (scemo) ho dovuto recuperare a mano il terminale, mentre Paolina mi porgeva il raffio, ma alla fine era vinto, era in barca e io urlavo dalla gioia, mentre la barca quasi si ribaltava per un'onda. Arrivati in porto le solite foto per documentare l'evento e per ricordare, per ricordare che solo con la perseveranza si possono ottenere risultati, solo con la passione per questa disciplina, si possono superare i momenti di sconforto, le occhiate piene di compassione dei parenti e le battute sceme degli amici, e vivere momenti carichi di magia. Ma anche con tutta la perseveranza di questo mondo se no avessi avuto una compagna d'avventura così tenace e piena di voglia di fare, non credo che sarei mai arrivato fin qui. |
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