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amiciamici.it |
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| Quattro nodi per la traina |
In pesca non si può proprio fare a meno di utilizzare nodi e girelle e se si parte dalla certezza che ogni tipo di nodo, per quanto ben eseguito, riduce sensibilmente il carico di rottura della lenza sulla quale è fatto, non si può che cercare di trovare il sistema migliore per ridurre quanto più possibile il rischio di rottura. Le soluzioni da adottare sono due ed entrambe devono essere adottate contemporaneamente: 1) Si deve ridurre al massimo il numero di nodi sulla lenza madre. 2) Si devono scegliere nodi di facile realizzazione, ma che garantiscano la massima tenuta sotto sforzo. Si può ottenere il primo risultato solo con la eliminazione di tutte le girelle dalla lenza madre. Unire due spezzoni di lenza vuol dire fare un nodo, unire gli stessi spezzoni tramite una girella significa fare due nodi, con conseguente ulteriore perdita del carico di rottura della lenza. Combattere con dentici da otto, dieci kg, o con ricciole da trenta, trentacinque o anche quaranta kg. significa sottoporre l'attrezzatura ad uno stress non indifferente e fare conto solo sul carico di rottura della lenza senza considerare i nodi e i loro effetti è un errore che un bravo pescatore non può permettersi. A molti è certamente capitato di perdere una preda sotto la barca solo perché un nodo, dopo un lungo combattimento, proprio nel momento in cui si è certi che il pesce è ormai vinto, ha ceduto, lasciando solo sgomento ed incredulità a bordo. E' un ricordo che, chi ha vissuto un'esperienza simile, si porta dentro con amarezza e augura solo al proprio peggior nemico. A parte l'amarezza della mancata preda, lasciare in bocca ad un pesce un terminale di dieci o quindici metri, significa condannarlo ad una morte certa, ad una fine priva di senso. Quindi riprendendo quanto detto sopra, ciò che si deve fare è innanzitutto cambiare la lenza madre molto spesso, evitare poi di fare nodi di giunzione tra spezzoni di lenza che non siano strettamente necessari, eliminare tutte le girelle, e infine fare, con la massima attenzione, nodi da vero pescatore. Se partiamo dall'idea di avere una paratura perfetta o quasi, una paratura che non ceda sotto sforzo dobbiamo imparare bene ed eseguire alla perfezione almeno tre o quattro nodi: quello che serve ad unire la lenza madre al terminale, quello che ci permette di raddoppiare il terminale, il nodo per gli ami che intendiamo usare in pesca e cioè quello ferrante innanzitutto e quello trainante naturalmente. Solo eccezionalmente si può avere un terminale dello stesso diametro della lenza madre, in questo caso, chiaramente, non servono nodi. Presupponendo di avere una lenza madre di dimensione inferiore a quella del terminale, dopo aver raddoppiato le due lenze per una quarantina di cm, si crea un anello con il capo della lenza madre e si fa passare all'interno dell'anello lo stesso capo libero per almeno dieci o undici volte; si ripete la stessa operazione dal lato opposto con il capo del terminale facendo però in questo caso solo cinque o sei giri. Si stringe il nodo con molta attenzione, si serra con forza il tutto e si tagliano le estremità in eccesso. Nel caso in cui la madre sia di diametro maggiore del terminale l'operazione non cambia, si deve solo invertire il numero di spire. Altro nodo con le stesse caratteristiche è il "Nodo di sangue". Questo nodo si effettua con molta facilità, intrecciando i due capi liberi della lenza e del terminale con una decina di spire, e facendo passare all'interno dell'asola centrale gli stessi capi liberi, però con l'accortezza di farli passare uno in una direzione l'altro in quella opposta. Questo nodo permette di unire lenze di diverso diametro, assicurando sempre un'ottima tenuta; l'unico aspetto problematico è dato dal fatto che per serrarlo al meglio servono quattro mani: due per la lenza e il terminale, e altre due per i capi liberi di queste, che solo dopo aver ben serrato si possono tagliare. Altri nodi, sicuramente, esistono e ogni pescatore ne ha un suo preferito, ma questi due vanno benissimo per la maggior parte delle situazioni. Quando si è certi o si anche il solo forte dubbio della presenza di pesci di taglia nella zona di pesca, è bene raddoppiare il terminale per almeno un metro. Questo ci consente di avere maggiori possibilità di vincere il nostro avversario, di non essere sopraffatti dai micidiali e affilatissimi denti dei dentici o dalle placche abrasive delle ricciole. Per fare questa operazione senza perdere tempo a cercare la perfezione con il famoso nodo Bimini Twist si può eseguire, soprattutto per le classi di lenza comprese tra le 30 e le 50 libbre (0,50, 0,70 mm circa) il nodo "Spider Hitch" Dopo aver raddoppiato la lenza per la lunghezza desiderata, si crea una piccola asola intorno al pollice all'altezza del punto in cui si desidera serrare il nodo, si eseguono quattro o cinque spire intorno al pollice, e nell'asola creata in precedenza si fa passare il terminale. Con molta attenzione si allungano le spire e, quando si è certi che non si sono sovrapposte si serra con forza. Il punto debole di questo nodo sta nella scarsa tenuta se sottoposto a strappi violenti, ma se eseguito alla perfezione il problema si riduce notevolmente garantendo sempre un'ottima tenuta. Una volta raddoppiata la lenza dobbiamo con cura provvedere a legare gli ami della nostra paratura: il primo, quello trainante dovrà essere inserito scorrevole sulla lenza e fissato solo in seguito; il secondo, quello ferrante, per non perdere i vantaggi del raddoppio già eseguito, dovrà essere tale da consentire il recupero della preda anche in caso di rottura di una delle due lenze che formano il terminale, dovrà essere tenace e assolutamente non scorrevole. Il nodo "Palomar" Per poter eseguire questo nodo è necessario utilizzare ami ad occhiello. In questo si deve far passare il terminale raddoppiato, si esegue un comunissimo nodo, e prima di serrare si fa passare all'interno dell'asola formatasi dal raddoppio l'intero amo; dopo di che si stringe con forza come qualunque altro nodo, facendo solo attenzione a che le due lenze formati il raddoppio mantengano, in questa fase, la stessa lunghezza, pena la perdita dei vantaggi del raddoppio stesso. La facilità di esecuzione e la tenuta fanno del nodo palomar uno dei più gettonati tra i pescatori che ricercano grosse prede. La peculiarità di questo nodo sta nel fatto che si presta ad essere eseguito sia su lenza raddoppiate, sia su lenze singole. Anche in questo caso, però, si deve raddoppiare la parte finale del terminale per poter eseguire il nodo. Proprio perché non scorrevole, garantisce in ogni caso una ottima tenuta. Infine ciò che manca per una paratura completa è il nodo per l'amo trainante. Questo, inserito sulla lenza madre in precedenza, può essere eseguito in qualunque punto del raddoppio, ciò che conta è che possa scorrere ed adattarsi alla lunghezza della nostra esca. Deve essere scorrevole, ma deve anche essere in grado di sopportare una trazione sufficiente per trascinare la seppia, il calamaro o l'aguglia ad una velocità di uno o due nodi. Qui ogni nodo scorrevole è valido, si deve avere l'accortezza di usare una lenza molto sottile (0,25 mm. va benissimo), si può, dopo aver legato un'estremità all'occhiello dell'amo trainante fare un semplice scorsoio sul trave, oppure si possono fare due o tre nodi "uni" a distanza di dieci cm l'uno dall'altro in modo tale che solo sotto sforzo l'amo possa scorrere. A questo punto la nostra paratura è pronta non ci resta che innescare una seppia, un'aguglia o un calamaro e andare a pesca, con la certezza (o quasi) di aver curato tutto nei minimi particolari, e di non aver lasciato nulla al caso. |
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