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346° Sagra di Sant'Efisio

Se volete conoscere qualcosa sulla Sagra di Sant'Efisio ed avete qualche minuto a disposizione..................

Sant'Efisio

Note storiche 

Nel 1600 la situazione urbanistica cagliaritana era rappresentata quasi esclusivamente dai quattro quartieri storici. Il quartiere di Castello era abitato dalla nobiltà isolana, dalla Curia Vescovile, e vi si svolgeva la maggior parte dell'attività burocratica e politica della città e della Sardegna, mentre gli altri tre quartieri, Marina, Stampace e Villanova erano abitati per lo più da gente povera, in genere mercanti, contadini. Nel 1600 Cagliari contava circa 16000 abitanti, lo sviluppo demografico era in costante crescita, infatti, nonostante le cattive condizioni di vita e le pestilenze, che si sono abbattute sull'isola durante il corso del XVII secolo, nel 1688 si contavano 16276 abitanti.
Durante il 1600, la vita religiosa, già intensa nel corso del secolo precedente, si arricchì di frequenti feste anche se la mentalità e i costumi morali della gente di Cagliari fossero piuttosto severi in ossequio e obbedienza alla Chiesa. Il Clero esercitava un grande influsso sul popolo, ed era presente alla gente la distinzione tra Basso e Alto Clero. Accanto ai sacerdoti secolari arrivarono nell'isola anche gli ordini religiosi, alcuni dei quali nati in seno alla Controriforma e per questo portatori dei dettami del Concilio Tridentino, come i Gesuiti.
La città si divideva in quattro parrocchie rispondenti ai quattro quartieri storici: Castello, la cui parrocchia era la cattedrale intitolata alla Madonna, la cui patrona era Santa Cecilia; Marina, la cui parrocchia era Sant'Eulalia; Stampace, la cui parrocchia era Sant'Anna ed infine Villanova, la cui parrocchia era San Giacomo.
In questo quadro religioso così vivo e pieno di iniziative molto amate dai cagliaritani, si diffusero le Confraternite laiche, le quali spesso si interessarono, oltre che di iniziative benefiche e caritatevoli, di allestire feste religiose in onore dei santi e della loro intercessione per i mali che affliggevano la città. 
In quest'ambito si inserisce il compito di curare il culto del santo martire Efisio dell'Arciconfraternita del Gonfalone, oggi conosciuta col nome di Confraternita di Sant'Efisio; attiva a Cagliari dal 1538, aveva la sua sede nella chiesa di Sant'Efisio nel rione di Stampace Bassa. Ancora oggi, ogni primo maggio, si rinnova il voto fatto al Santo per la liberazione dalla peste nel lontano 1656.
La peste giunse in Sardegna nel 1652, si narra, tramite una nave proveniente dalla Catalogna a Porto Conte, vicino ad Alghero. Le merci che erano contenute nella nave, chiaramente portatrici del morbo vennero vendute divenendo veicolo della peste che sino allora non era giunta in Sardegna. La malattia si diffuse a macchia d'olio giungendo anche al Campidano e alla Città di Cagliari. La situazione rimase drammatica per ben quattro anni, tutta la Sardegna era in preda alla disperazione e al dolore provocati dalla perdita di così tante vite umane. Nella sola città cagliaritana, nell'ottobre del 1656, si registrarono fino a punte di 200 morti giornaliere.
A questa situazione così tragica si rispose con la preghiera, unica arma rimasta ad un popolo che era stato messo in ginocchio da una malattia difficile da curare. Fu così che si chiese l'intercessione della Madonna di Bonaria e del Santo Martire Efisio, antico protettore di Cagliari. I cuori affranti della povera gente si rivolsero bramanti di speranza verso il Santo; il suo simulacro venne portato in processione; a questa vi parteciparono i gremii con i loro stendardi, le confraternite, il clero ordinario e secolare, tutta la curia arcivescovile, con a capo il vescovo in abiti pontificali, tutte le autorità cittadine, ed infine la folla popolare.
Venne fatto voto a Sant'Efisio, da parte della Municipalità che si affidò totalmente al Santo già dall'inizio della pestilenza nel 1652, di onorare ogni anno la grazia, che per intercessione del Santo, era stata donata alla città di Cagliari e a tutta la Sardegna, con una processione solennissima che doveva ripercorrere, e tutt'oggi ripercorre, tutte le tappe del martirio del Santo Cagliaritano: dal carcere che era stato individuato nella caverna tufacea sotto la chiesa del Santo fino al luogo del martirio a Nora, per poi ritornare nella sua Chiesa di Stampace. A questa solenne processione parteciparono, e partecipano ancora oggi, diversi paesi, poiché Efisio liberò dalla peste non solo la Città di Cagliari ma anche il resto della Sardegna, per questo ogni anno vengono ad onorare il voto fatto in quel lontano 1656 diversi paesi provenienti da tutta la Sardegna.
La statua di Sant'Efisio rimase esposta all'adorazione dei fedeli fin dall'inizio della tragica comparsa della peste nel 1652, nell'altare maggiore della Cattedrale cagliaritana in Castello, per poi venir riportata nella omonima Chiesa di Stampace. Nel maggio del 1657 venne fatta la prima solenne processione per lo scioglimento del voto fatto dalla Municipalità di Cagliari; venne trasportato il simulacro del Santo fino alla chiesetta di Nora, accompagnato dalle autorità cittadine e dai rappresentanti di tanti paesi.

LA SAGRA ODIERNA DI SANT'EFISIO.
Oggi si continua a rendere viva la tradizione della festa in onore a Sant'Efisio con la massima onorificenza possibile. La sagra, ancora oggi organizzata dalla confraternita di Sant'Efisio con il patrocinio della municipalità della Città di Cagliari, si svolge per tre giorni a partire dal 1 Maggio per poi concludersi il 5 dello stesso mese. La processione consiste nell'accompagnare il simulacro del Santo lungo i luoghi del suo martirio avvenuto a Nora il 15 gennaio del 303, per poi tornare nella chiesa Cagliaritana intitolata al Santo, che è situata sopra una grotta tufacea, dove, si credeva, fosse stato tenuto prigioniero prima dell'esecuzione.
La festa ha inizio la mattina, verso le nove del primo maggio, il terzo guardiano, scelto dalla Confraternita, si reca a cavallo presso il palazzo civico di Cagliari situato in via Roma e preleva l'Alternos per poi condurlo alla chiesa di Sant'Efisio, in Stampace. La figura dell'Alternos è la figura centrale della festa, viene designato ogni anno dal sindaco in carica, e rappresenta la massima carica cittadina.
A mezza mattina viene officiata la messa solenne, chiamata dell'Alternos, dal parrocco di Sant'Anna, a cui partecipa il decano del capitolo della Città. Nel mentre il carradore si avvia dinnanzi alla chiesa del Santo, per preparare il mezzo che trasporta il simulacro del martire, vestito con abiti secenteschi militari.
Nelle vie di Stampace si raduna la folla dei partecipanti, molti gruppi folk provenienti da tanti paesi della Sardegna, con le caratteristiche Traccas, carri a buoi, utilizzati fino a 50 anni fa per i lavori agricoli e per il trasporto delle persone in occasione di feste; i carri hanno scenografie realizzate con coperte tessute a mano, fiori, tappeti, grano e olive, dolci di mandorle e utensili della vita contadina; queste rappresentano un grande repertorio delle tradizioni sarde, perché spesso si allestiscono tranche de vie tratti dalla vita quotidiana e ancora oggi servono per trasportare persone, vestite in costume, e viveri provenienti da altri paesi per tutta la durata della sagra. 
Finita la messa si forma il corteo aperto dalle traccas, che attraversa le principali strade addobbate con petali di fiori per terra e festoni sulle finestre del centro storico cittadino; l'itinerario parte dalla chiesa del Santo e quindi dall'omonima via si snoda attraverso via Azuni, Piazza Yenne, corso Vittorio Emmanuele, via Sassari, piazza del Carmine, via Crispi, via Angioy, largo Carlo Felice ed infine via Roma, per poi prendere la strada verso Nora, passando dal ponte della Scafa. Il passaggio del Santo in via Roma è molto emozionante, soprattutto per lo squillo delle sirene del porto e per la folla che si avvicina al Santo per la richiesta di una grazia.
Di seguito alle Traccas sono disposti i gruppi folk secondo l'ordine delle quattro province della Sardegna: Cagliari; Sassari; Oristano; Nuoro. Sono circa settanta i gruppi, per un totale di circa 5000, che sfilano a piedi con i costumi dei paesi d'origine, in omaggio al Santo. Nella processione del 1 maggio si può conoscere il sunto delle tradizioni isolane preservandole dalla dimenticanza e dall'incuria. La cultura delle feste devozionali in onore ai Santi che, in tutta la Sardegna, si svolgono a partire da Aprile per poi proseguire durante tutta l'estate, culminano nella Sagra di Sant'Efisio, poiché, coinvolgendo così tanti paesi, rappresenta un importante evento per la conoscenza del folklore e delle tradizioni sarde oltre che un appuntamento religioso di grande rilevanza.
Dopo i gruppi folk precedono il Santo, i Cavalieri del Campidano, questi sfilano su cavalli addobbati con coccarde e rosette, e fecero la loro prima apparizione nel 1886, quando Pisa restituì le reliquie del Santo, conservate fin dall'XI secolo nel Camposanto per pericolo delle depredazioni Turche.
Seguono i Miliziani, anch'essi a cavallo, che scortano il santo con sciabole e archibugi fino al suo arrivo a Nora, nati per proteggere il santo sia dai pellegrini stessi che dai pirati; la loro presenza è attestata fin dal 1657, tant'è che ancora oggi indossano la divisa seicentesca composta di barrita rossa, corpetto rosso con bottoni dorati e asole bordate di nero, gonnellino, calzoni e gambali. 
Sfila poi il terzo guardiano che porta lo stendardo dell'Arciconfraternita del Gonfalone sotto la protezione di Sant'Efisio, seguito dalla Guardiania. Il terzo guardiano viene scelto dal consiglio d'amministrazione della Confraternita per l'organizzazione della Sagra. Un tempo era una persona proveniente dalla plebe, mentre il primo e il secondo guardiano facevano parte della borghesia o della nobiltà. La Guardiania sfila con il frac nero, cilindro e fascia azzurra ai fianchi; questo è il corpo scelto dalla Confraternita che scorta il martire fino a Nora e ritorno.
Precede la Guardiania l'Alternos, che in origine rappresentava il Viceré e che oggi fa le veci del Sindaco per tutti i quattro giorni dell'evento. Vestito in frac e scortato da due mezzieri in livrea del Seicento,porta al collo il Toson d'oro onorificenza militare data al Comune di Cagliari dall'allora re di Spagna Carlo II nel 1679.
Sfila poi la Confraternita, composta oggi da circa 150 persone, in abito penitenziale, con la bandiera. Le consorelle sfilano in abiti penitenziali neri mentre gli uomini portano la mozzetta bianca e il saio azzurro sul quale spicca il grande rosario bianco.
Infine il cocchio dorato con la statua lignea di Sant'Efisio, martire soldato, addobbato con fiori e coccarde multicolori.
Dopo la processione cittadina il corteo si avvia verso Nora. Durante il cammino vengono effettuate diverse tappe. La prima è la fermata nella chiesetta di Giorgino, poi di seguito alla Maddalena Spiaggia, Su Loi, Frutti d'oro, e Villa d'Orri, in cui viene celebrata la messa solenne. La prima notte la processione si ferma a Sarroch per poi proseguire a Villa San Pietro e giungere a Nora il 2 maggio dove si celebra la messa. Il giorno successivo il simulacro del santo rimane esposto alla devozione dei fedeli nella chiesetta sulla spiaggia di Nora, in cui si officiano le messe. La mattinata viene conclusa dal pranzo offerto ai poveri dal terzo guardiano con i contributi del comune di Cagliari. A sera il Santo dopo la processione per le rovine di Nora e la spiaggia, rientra a Pula. La mattina seguente si riprende la strada del rientro verso Cagliari effettuando le stesse dell'andata. Giunto a Cagliari, riprendono i festeggiamenti fino a tarda notte nella piazzetta antistante la chiesa del Martire; il simulacro del Santo rimane esposto alla devozione dei fedeli fino al 25 Maggio.




BREVE STORIA DEL SANTO
Il martire nacque alla metà del III secolo a Gerusalemme, da madre pagana e padre cristiano. Anche se educato dalla madre all'idolatria, Efisio si mostra insofferente alla dottrina. Si arruolò ufficiale dell'esercito romano forse invitato dalla madre e così fu mandato in Italia a combattere i cristiani. È infatti per questo motivo che il simulacro del santo lo ritrae in abiti militari. Durante il viaggio verso l'Italia gli si presenta una croce accompagnata da tuoni e fulmini, cadendo in uno stato di stordimento ode la voce di Gesù che gli narra il suo futuro martirio per la fede cristiana. Arrivato a Gaeta viene battezzato, decide così di battersi per la fede e di sconfiggere il paganesimo. A questo punto decide di intervenire in difesa dei Cristiani della Sardegna perché viene a conoscenza delle tribù che vivono ancora immerse nel paganesimo tra i monti dell'interno. Giunto in Sardegna diffonde il Vangelo, creando presso di sé un gruppo di fedeli. Preso dal fervore della fede scrisse una lettera all'imperatore affinché si convertisse, ottenne l'effetto contrario, tanto che venne incarcerato e dovette sopportare orribili pene. Le ferite inferte sul corpo di Sant'Efisio guarirono ad opera di angeli; la notizia di questo evento miracoloso si diffuse in tutta la città con la conseguente conversione di altra gente incredula. Diocleziano, venuto a conoscenza di questo e di altri miracoli, ordina la condanna a morte del santo martire a Nora, e non a Cagliari per il timore di insurrezioni a difesa del martire. Il Santo prima di morire chiede a Dio di proteggere il popolo Sardo dai nemici e dalle malattie, ed è per questa richiesta che nei momenti più tragici della storia cagliaritana e sarda, il popolo si è rivolto a lui affinché intercedesse presso Dio. 



 
 

 


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