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  Pescare a cura di Michele    

                    Tesi di laurea

O
gni pescatore ha al suo attivo almeno una preda degna di nota, una grande spigola, un dentice da capogiro, una grande ricciola, una preda insomma la cui cattura è stata sognata per anni e alla fine, dopo tanti tentativi e astuzie, dopo tanta fatica, è arrivata. Chi ancora non è riuscito nell'impresa, sicuramente ogni volta che, da solo o in compagnia, parte per una battuta di pesca, non sogna altro.
Il dentice o la spigola sono certamente in grado di regalare enormi soddisfazioni al pescatore, sia per la difficoltà della cattura che per la prelibatezza delle carni, ma chi aspira al titolo di dottore in "Traina" deve dimostrare di essere un pescatore maturo, deve catturare la regina dei mari, la grande ricciola, e non una sola volta nella vita.
La ricciola adulta, quella, per intenderci, del peso superiore ai 15 kg., è il combattente più sospettoso e difficile da vincere in un combattimento alla pari, è sicuramente l'unico pesce in grado di mettere seriamente alla prova, la nostra preparazione, la nostra attrezzatura e i soprattutto i nostri nervi. 
E' un pesce bello, lungo e affusolato come un siluro, potente e forte come può esserlo un corridore del mare. Il profilo è leggermente ricurvo, il muso è arrotondato ed è caratterizzato da un'espressione severa. Le mascelle giungono quasi fino alla metà dell'occhio. Le scaglie sono molto piccole. Le pinne dorsali sono due e la prima è più piccola della seconda. Il dorso è blu o grigio argento, i fianchi più chiari e il ventre è bianco argento. Può raggiungere i due metri di lunghezza e i sessanta chili di peso. E' carnivora, è ghiotta di aguglie, seppie, calamari, muggini, sardine, boghe, occhiate ecc. 
La riproduzione avviene in primavera e all'inizio dell'estate, secondo le zone; ha un istinto gregario che la accompagna nei primi anni e la spinge ad unirsi ad altri esemplari della stessa taglia in fitti branchi, ma ,una volta adulta, si muove in solitario o al massimo in coppia.
E' comune in tutto il Mediterraneo e nell'Atlantico meridionale, è un pesce che ama gli sconfinati spazi d'alto mare, e pur non disdegnando la superficie del mare, illuminata dai raggi del sole, è solita frequentare le profondità superiori ai 40/50 metri. In prossimità della costa si avvicina solo in primavera e nel periodo compreso tra la tarda estate e i primi dell'autunno, che oggi a causa dell'aumentare costante della temperatura dei mari, vuol dire ottobre, novembre e dicembre. Nelle giornate assolate e di calma piatta le ricciole si avvicinano alle spiagge sabbiose, magari vicini alle foci dei fiumi o dei torrenti che si riversano in mare , o in prossimità dei moli frangiflutti dei piccoli porticcioli ancora tranquilli e poco inquinati dove, qualche volta, restano vittime di abili surf-caster. Ma non c'è dubbio che chi vuole andare alla sua ricerca deve spingersi al largo, sulla sommità o sulle ripide cadute delle secche lontane dalla costa, alla profondità di 30, 40, 50 e anche 60 metri di fondo, deve trainare con l'esca viva senza paura di sperimentare qualche piccolo nuovo stratagemma, qualche cosa che fino ad oggi le ricciole non hanno ancora visto e da cui non hanno ancora imparato a difendersi.
L'attrezzatura:
Per i neofiti una canna stand-ud da 30/50 lb. con mulinello e lenza di pari libraggio è di certo l'optimum. Solo chi ha già acquistato molta dimestichezza e dimostra di conoscere perfettamente tanto l'attrezzatura quanto l'avversario può pensare di scendere alla 20 o anche alla 12 lb.; solo dopo numerosi combattimenti e tante vittorie la filosofia del ligth takle può essere assunta quale modo di intendere la pesca. E' inutile e soprattutto molto triste lasciare andare una preda con in bocca un grosso amo d'acciaio e trenta o quaranta metri di lenza o di multifibre solo perché ci si è illusi di essere molto bravi e in grado di vincere il nostro avversario con lenze ultra leggere.
Per finale si potrà usare uno spezzone di lenza dello 0,60 o dello 0,70, collegato alla lenza madre con un nodo "doppio uni" perfettamente eseguito e testato prima di lasciare la banchina. Il terminale dovrà essere necessariamente raddoppiato nell'ultimo metro e la paratura potrà essere composta da due o da tre ami, a seconda della grandezza della nostra esca, di cui il primo, della misura del 4/0, avrà funzione trainante e il secondo e il terzo, della misura del 6/0 o del 7/0, ferrante. I primi due ami dovranno essere scorrevoli per adattarli all'esca nel momento dell'innesco, il terzo fisso, legato con un nodo che permetta il recupero della preda anche nel caso di rottura di uno dei due travi del raddoppio; perfetto il nodo "palomar" , facile da eseguire e straordinario nella tenuta. 
Una cintura da combattimento, un giubbotto e un ottimo raffio completeranno la nostra attrezzatura.
Le esche:
Le aguglie sono da sempre considerate le esche regine per la pesca alla ricciola, sarà la forma, il colore argenteo dei fianchi, la vitalità o il sapore di questo pesce non si sa, quello che è certo è che le ricciole ne sono ghiotte. Non sono certamente da sottovalutare le seppie e i grandi calamari, che sebbene presentino qualche difficoltà in più nella ricerca, hanno le stesse possibilità di essere attaccate delle aguglie. La differenza principale sta nella maggiore selettività della prima esca rispetto alle seconde. Spesso capita che piccole tanute, fragolini e fastidiose aragne attacchino le seppie e i calamari rovinandole irrimediabilmente, perciò sarà necessario, per non doverle controllare e sostituire ogni dieci minuti, avere l'accortezza di farle navigare qualche metro più in alto del fondo; se una ricciola è in zona, non saranno certo due metri in più a impedirle di banchettare con la nostra esca. Anche i grossi muggini, con un punto in meno per quelli pescati nel porto rispetto a quelli pescati in mare aperto o lungo le dighe, hanno ottime possibilità di successo.
L'unica accortezza da prendere, quale che sia l'esca prescelta, è quella di ricordarsi il vecchio detto: "esca grande uguale pesce grande"; esiste uno stretto rapporto tra energia spendibile in fase di caccia e risultato utile da raggiungere, ovvero una ricciola di taglia sarà certamente più invogliata a spendere un tot. di energie per catturare un boccone degno di questo nome, che gli passa a due nodi di velocità di fronte al muso, che spendere la spessa energia per catturare un pesciolino un piccola seppietta.
L'innesco:
Anche l'innesco non dovrebbe creare grossi problemi al pescatore esperto, potrebbe invece crearli al neofita. Nel caso si utilizzi l'aguglia, con la massima delicatezza e altrettanta decisione, si deve fissare, inserendolo dal basso verso l'alto, per primo l'amo trainante in mezzo al rostro e successivamente il o i due ferranti sotto pelle, il primo a metà del corpo e il secondo in prossimità del foro anale; nel caso, invece, si utilizzino seppie o calamari, per primo dovrà essere inserito, all'interno del sifone, l'amo ferrante e solo successivamente, anche in questo caso dal basso verso l'alto, il trainante nella parte anteriore del mantello. In questo modo non si ledono in alcun modo gli organi vitali delle nostre esche, le quali resteranno vive e scattanti a lungo.
Tecnica di pesca:
La caccia delle ricciole avviene prevalentemente sul fondo, per cui è lì che la nostra azione di pesca dovrà essere concentrata. L'affondatore a palla di cannone o il piombo guardiano sono, certamente, i metodi più adatti a portare l'esca nella zona di caccia. Il downrigger è ottimo nelle zone conosciute, con pochi dislivelli e ha il pregio di permettere un combattimento lineare, senza pesi interposti tra l'angler e la preda. Il piombo guardiano, facendo passare l'esca in ogni minimo anfratto roccioso, permette uno studio più dettagliato del fondo, ha il pregio di consentire una ferrata immediata, non lasciando nulla all'avversario. Entrambi hanno numerosi vantaggi e solo l'esperienza diretta del pescatore può determinarne la scelta.
La zona dovrà essere scelta con cura prima della partenza e dovrà essere caratterizzata da forti sbalzi del fondo, da lunghi canaloni sottomarini, da pietre isolate lontano dalla costa, insomma da tutti quegli ipotetici nascondigli dove la nostra ricciola, la regina, potrebbe tentare l'agguato.
Il combattimento:
La ricciola adulta non va certo per il sottile quando attacca la sua preda, la ingoia completamente e non appena si accorge che qualche cosa non va, scartavetrata con le placche abrasive che ha in bocca, la sputa non restando quasi mai allamata da sola. Solo l'esperienza diretta con i vari sistemi di affondamento può portare il pescatore a decidere come comportarsi. Nel caso si utilizzi il downrigger la ferrata non potrà essere certo immediata: la lenza dopo lo strike va inevitabilmente in bando per qualche secondo e ferrare subito significherebbe perdere il combattimento prima ancora di averlo cominciato. Si deve recuperare il bando con qualche giro di manovella e anche con una piccola accelerata del motore, e solo dopo aver ripristinato il contatto col pesce, anzi nel momento stesso in cui si ripristina il contatto (un solo secondo di ritardo potrebbe essere fatale), ferrare più volte con energia. Nel caso si utilizzi il piombo guardiano, non avendo problemi di bando, la ferrata, dopo aver visto la canna flettersi prepotentemente, al pari di quanto accade in caso di incaglio, dovrà essere immediata, e la frizione, in entrambi i casi, regolata in modo da consentire al siluro di dare sfogo a tutte le sue energie nella prima fuga; non troppo serrata, non in free, ma in una posizione intermedia, che la trattenga quanto basta per farla stancare.
Non appena allamata, accortasi dello strano peso che la trattiene, scatenerà una violenza impressionante e tenterà innanzitutto la fuga, fuga che lo skipper, dopo aver riordinato il pozzetto, dovrà cercare di limitare inseguendola con la barca, per non permetterle di condurre il gioco. Terminata la prima fuga, sentendosi ancora costretta dalla lenza, cercherà di riguadagnare il fondo e inesorabilmente striscerà il muso sulle rocce per recidere la lenza, quasi consapevole del fatto che in questo modo potrà riguadagnare la libertà. L'angler sentirà in questo particolare momento, inconfondibili e pericolose vibrazioni sul cimino, e la sua unica difesa sarà la forza. Sarà indispensabile staccarla immediatamente dal fondo e trascinarla lontano dalla secca, pena la rottura di entrambe le lenze del raddoppio e la magra consolazione di poter raccontare di aver avuto una ricciola in canna per pochi minuti.
Il combattimento potrà durare parecchie decine di minuti e solo la calma, la padronanza dell'attrezzatura e l'affiatamento dell'equipaggio, potranno portare alla realizzazione del sogno della nostra vita.
Momenti migliori:
Sebbene da qualche anno si sia diffusa, con sempre maggior insistenza, la convinzione che i migliori risultati per la traina e soprattutto per la traina alla ricciola, si ottengano nelle ore centrali della giornata, sembra che ultimamente le cose stiano radicalmente cambiando. Forse perché alle ore del crepuscolo il mare è più tranquillo, forse perché col sole calante le zone sottomarine in ombra sono maggiori e i predatori possono celarvisi meglio, o forse solo perché le ricciole hanno ormai imparato che in tarda serata i pescatori non sono in attività, fattostà che oggi, per avere ragione dei grandi predatori, di quelli ormai smaliziati dall'esperienza, si deve insistere quanto più possibile nelle ore che precedono il tramonto e non fermarsi col sopraggiungere del buio. 
La prima cattura di una grossa ricciola non può certo passare inosservata, non appena rientrati in porto, deve essere immortalata con decine di foto, si devono invitare a cena parenti ed amici e con l'occasione si deve raccontare, fino alla noia, la storia della grande avventura..

     
 
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